L’itinerario
etrusco percorre i luoghi dove importanti rinvenimenti
hanno testimoniato la presenza della civiltà etrusca,
ma anche di quella villanoviana, gallica e romana. Insediamenti
etruschi si ebbero nelle aree di Canovella, Sperticano
e nell’altopiano di Misano, che potrete ora raggiungere
seguendo un percorso ad anello. Proprio presso il Pianoro
di Misano potrete visitare il Museo Archeologico, che
raccoglie principalmente i reperti rinvenuti nell’area
dell’abitato etrusco di Marzabotto e illustra la
storia di questo importante insediamento.
La presenza degli Etruschi fu senza dubbio molto significativa
e incisiva per la storia dell’attuale territorio
del Parco. Essi si insediarono sul pianoro di Misano,
sulla sponda sinistra del Reno, nella seconda metà
del VI sec. a.C., inizialmente con un villaggio di semplici
capanne, ma già dotato di strutture artigianali
e di un piccolo luogo di culto. Nel secolo successivo
diedero vita ad una vera e propria città, organizzata
secondo criteri razionali, costituita di strade, case
(delle quali potrete ora vedere le fondamenta, realizzate
in ciottoli a secco), botteghe e fornaci. Alla città
vennero affiancate due necropoli per la sepoltura dei
morti, delle quali sono attualmente visibili tombe a cassa
in travertino, e in posizione dominante (l’altura
di Misanello) l’acropoli, destinata agli edifici
di culto, templi e altari.
La posizione della Marzabotto etrusca era considerata
strategica poichè sorta lungo il principale percorso
appenninico che metteva in comunicazione l’Etruria
Padana e Bologna (Felsina) con l’Etruria Tirrenica,
e rappresentava il punto di incontro dell’itinerario
di crinale che correva lungo l’Appennino con quello,
prevalentemente per vie d’acqua, della pianura,
attraverso il fiume Reno.
L’insediamento etrusco in quest’area fu da
subito caratterizzato in senso produttivo e venne sviluppata
una fiorente economia basata essenzialmente sulla produzione
ceramica e sulla metallurgia. Nelle fornaci, nelle fonderie
e nelle officine della città venivano lavorati
ferro e bronzo che giungevano dall’isola d’Elba
attraverso Populonia e Volterra, tali attività
furono facilitate dalla ricca disponibilità di
legname della zona circostante. Questi manufatti, in particolare
i bronzi, insieme ad altri provenienti dalla Toscana,
dal Lazio e dall’Etruria padana, venivano scambiati
con prodotti come vino, olio, marmi e altre merci pregiate
provenienti dalla Grecia. Il centro di Felsina intratteneva
rapporti con Spina e, attraverso questa, con la Grecia,
ma anche, attraverso Mantova, con l’Europa transalpina
dei Celti.
a Grecia, ma anche, attraverso Mantova, con l’Europa
transalpina dei Celti.

Numerosi
vasi ritrovati nella zona sono caratterizzati da iscrizioni
graffite che testimoniano un ampio utilizzo della scrittura,
la quale mostra nei caratteri stretta affinità
con le scritture dell’Etruria settentrionale. Interessante
notare che le iscrizioni sono per la maggioranza di possesso,
identificano cioè i proprietari degli oggetti sui
quali sono apposte. L’analisi e lo studio dei nomi
dei proprietari di questi documenti ha rilevato una provenienza
della popolazione prevalentemente locale, o comunque padana
o settentrionale.

L’importanza della città etrusca declinò
nel corso del IV secolo a.C., quando il sistema abitativo
e commerciale etrusco entrò in crisi per l’occupazione
della Valle Padana da parte dei Celti.
Punto di rilievo dell’itinerario è il Museo
Nazionale etrusco Pompeo Aria, che raccoglie oggi i reperti
rinvenuti nell’area e traccia una storia dell’insediamento.
La città, non avendo subìto nei secoli successivi
un’occupazione stabile, non è stata sconvolta
da costruzioni di epoche successive e resta l’unico
esempio noto di città etrusca integralmente conservata
nel suo impianto urbanistico.
Insediamenti villanoviani sono documentati dai ritrovamenti
di Canovella, nell’area dell’attuale chiesa,
da quelli riemersi nei pressi di Sperticano e nello stesso
pianoro di Misano, dove sono stati individuati anche i
resti di un insediamento produttivo romano.
Questo itinerario, che si snoda tra prati, boschi di carpini
e roverelle, vuole proiettarvi nella vita di più
di duemila seicento anni fa, camminando sulle tracce di
questo antico popolo, osservando o intuendo strade, tombe
e templi, capanne, case e uomini che diedero vita ad una
grande civiltà.