
Da una recente indagine risulta che nel Parco sono presenti
936 specie floristiche. Considerato che la flora regionale
conta circa 2700 specie, 1/3 della diversità floristica
dell’Emilia Romagna è presente nel Parco. La
composizione della copertura vegetale dell’area risente
in primo luogo della collocazione geografica del territorio
del Parco.
Esso, infatti, si situa ai limiti della zona climatica mediterranea,
mentre risente ancora delle influenze continentali proprie
dell’Emilia centrale.
Queste due situazioni, così diverse fra loro, sono
all’origine della compresenza all’interno del
comprensorio del Leccio (stenomediterranea) qui nei suoi
popolamenti più occidentali della regione, e del
Pino silvestre (eurasiatica), che a Monte Termine vede l’estremo
meridionale del suo areale naturale di diffusione.
La morfologia del territorio aggiunge motivi di variabilità
alla componente floristica: i ripidi versanti, con esposizioni
diverse, ospitano un ricco corteggio rupestre che varia
a seconda della composizione del substrato roccioso ( da
arenaceo a marnoso e argilloso); le profonde incisioni (forre)
ospitano specie microterme e i dolci pendii prati e cespuglieti
con specie adattate a temperature miti.

Inoltre l’estensione altitudinale crea i presupposti
per la presenza del Faggio (Fagus sylvatica) nei versanti
settentrionali dei punti maggiormente elevati, specie solitamente
vegetante ad altitudini maggiori.
In generale i versanti settentrionali sono coperti da boschi
dominati da Carpino Nero, mentre quelli meridionali sostengono
boschi di Roverella. Ben rappresentati, soprattutto sui
suoli acidi della parte meridionale del Parco, i boschi
di Castagno, un tempo estesamente utilizzati per la produzione
di frutti destinati alla molitura.
Il castagneto riporta l’argomento alla influenza dell’antropizzazione
del territorio sulla sua composizione floristica. In realtà,
a Monte Sole, è più corretto parlare di deantropizzazione.
Infatti, qui, la secolare (millenaria se si considerano
gli insediamenti etruschi di Misa) presenza dell’uomo
e delle sue attività risulta bruscamente interrotta
in corrispondenza degli eventi tragici dei quali il Parco
è chiamato, dalla stessa legge istitutiva, a trasmettere
la memoria. L’evoluzione dell’impatto dell’uomo
risulta così arrestata alla vigilia delle ultime
grandi ristrutturazioni/rivoluzioni agronomiche, in un periodo,
cioè, in cui le attività economiche legate
all’uso delle risorse naturali, risultavano ancora
largamente “sostenibili” dall’ambiente
in cui si inserivano.

La
fine della presenza delle attività umane a Monte
Sole ha provocato l’instaurarsi di processi di rinaturalizzazione
che, all’interno del Parco, si presentano particolarmente
estesi. Anche dove l’uomo a continuato a lavorare
la terra a ad allevare bestiame, però, la presenza
di ampie aree di rifugio e irraggiamento per le specie non
agronomicamente interessanti (o ritenute infestanti) ha
fatto si che Monte Sole presenti ancora numerose fioriture
di piante come il Fiordaliso (Centaurea cyanus) o la Speronella
(Consolida spp) che, a causa dell’uso di diserbanti,
altrove sono divenute di difficile osservazione.