L’itinerario
di Montovolo, che ricalca un tratto del tracciato
percorso dai pellegrini medievali per raggiungere l’omonimo
santuario, vorrebbe comunicarvi i tempi, i silenzi legati
a questa esperienza. Incontrerete edifici religiosi e
borghi, testimoni di come l’Appennino, nel passaggio
dall’antichità al Medioevo, si popolò
considerevolmente. Sorsero villaggi, monasteri, chiese,
luoghi di ricovero (gli hospitalia) per viandanti. Questi
erano, oltre che pellegrini, anche mercanti, studenti
diretti allo Studio Bolognese, funzionari pubblici e privati.
Per chi era animato da intenti religiosi, spesso il cammino
continuava fino a Roma o Santiago de Compostela in Spagna.
Se vi affaticherete un poco durante il tragitto, considerate
i disagi e i mille pericoli che i viaggiatori di allora
dovevano affrontare: il freddo, gli animali, i banditi...
Una delle rare testimonianze di Pieve romanica dell’Appennino
è quella che potrete ammirare a Panico, presumibilmente
edificata dalle maestranze comacine alla metà del
XII secolo. Costruita in arenaria, nella decorazione esterna
presenta capitelli con la rosa della potente famiglia
dei Panico, il cui castello sorgeva, nel 1100, sul picco
di fronte alla chiesa. La porta centrale presenta una
lunetta sopra l’architrave, decorata da un moderno
bassorilievo rappresentante San Lorenzo, cui la Pieve
è dedicata. A Panico sorgeva, probabilmente già
dall’XI sec., uno degli ospitali sopra ricordati.
Poco distante si trova Canovella, citata già in
un documento dell’VIII secolo con il nome di “Casanovola”.
In documenti trecenteschi si trova un riferimento alla
chiesa di S. Maria Assunta, che venne riedificata nella
forma attuale nella metà del XVIII secolo.
Il sentiero permette di raggiungere i ruderi di luoghi
sconvolti dal tempo e dalla violenza degli eccidi e della
guerra, come a Caprara, antico nucleo medievale, che ospitò
(Caprara di Sotto) la sede comunale fino al 1828, e Casaglia.
La presenza della Chiesa di S. Maria Assunta di Casaglia
risultava già in documenti trecenteschi; essa venne
riedificata nel corso del XVII secolo. Oggi della chiesa
rimangono la base del campanile, il muro perimetrale,
l’abside spoglia, le cappelle laterali distrutte,
il pavimento e la piattaforma dell’altare. Anche
a S. Martino, località menzionata come sede di
una pieve già in documenti del IX secolo, si trovano
i ruderi della chiesa, citata anche in documenti trecenteschi.
Di essa restano la base dell’altare, la pavimentazione
e un piccolo tratto di muro. S. Martino, Caprara di Sopra
e Casaglia furono, come altre località, teatro
di un terribile massacro per mano nazifascista nel 1944.
Nell’area grizzanese, potrete apprezzare la casa
torre di Ca’Veggetti, il cui impianto originario
è ipotizzabile al XIV secolo; il borgo di Tudiano,
con un edificio quattrocentesco e una casa torre con i
simboli comacini di rosa, spirale, torre e giglio; il
bell’ oratorio di S. Lorenzo di Tudiano, dotato
di portale con architrave in pietra arenaria e campanile
a vela, uno dei rari esempi di edifici romanici esistenti
nell’Appennino bolognese, databile verso la fine
del XII sec. Uno dei migliori esempi di casa torre della
zona, risalente alla seconda metà del ‘500
si trova presso Poggio di Veggio. Poco lontano, estremamente
interessante è il piccolo nucleo di Nadìa,
per la presenza di una casa torre del tre-quattrocento
e manufatti di servizio come pollaio, porcilaia, stalla-fienile.
La chiesa di Veggio fu ricostruita completamente tra la
fine del ‘700 e l’inizio dell’800, ma
risultava già in documenti trecenteschi. Poco lontano
il bel borgo medievale di Ca’ Benassi, anticamente
chiamato “La Strada” proprio perché
qui passava una delle strade che congiungevano Bologna
alla Toscana. L’origine medievale è testimoniata
dal sottoportico e dalla presenza di una trecentesca casa
torrre, costruita dai maestri comacini. Intorno ad essa
si sviluppò un nucleo con caratteristiche di borgo
fortificato nel XVI secolo. In tutto il borgo si notano
numerose finestre in arenaria e in cotto, spesso decorate;
da segnalare la presenza di una feritoia costituita da
due fori circolari collegati da una fessura, forse unica
nella montagna bolognese.
La posizione e le caratteristiche di questi insediamenti
disegnano una trama di carattere difensivo-residenziale
dove torri, case torri e case forte, assieme a pievi e
oratori, ci riportano alla storia di contee, signorie
laiche e domini ecclesiastici, testimoniando un’antica
necessità di difesa e la volontà di esprimere
potenza e influenza sul territorio. Inoltre, alcuni piccoli
nuclei rurali presentano aspetti “paleo-industriali”
legati all’esistenza di un mulino o di una fornace.
Le fornaci venivano utilizzate per produrre mattonelle,
coppi e altri manufatti; questa presenza era supportata
anche dall’esistenza di una formazione di argilla
rossa in località
Steccola.
Da
Grizzana Morandi, nei pressi della
quale sorgeva un ospitale, potrete raggiungere il Santuario
di Montovolo, oggi protetto in un parco provinciale.